L’architettura

San Teodoro si caratterizza per il suo centro cittadino, il cui nucleo principale resta la piazza con la chiesa e i palazzetti, e le tante frazioni e case sparse che costituiscono il comune.

Una distribuzione, tipica di tutta la Gallura, determinata nel corso dei secoli dal rapporto tra l’uomo, il proprio lavoro e il territorio e che ha influenzato anche lo sviluppo dell’architettura.

I Palazzetti

Nel corso dell’Ottocento con lo sviluppo delle strade in Gallura e in tutta la Sardegna si vengono a creare anche i primi nuclei cittadini, che sono accomunati da una certa standardizzazione grazie agli allievi della scuola neoclassica di Gaetano Cima che operano nell’intero territorio regionale.
Risale proprio a questo periodo la costruzione della chiesa di San Teodoro e l’abbellimento della stessa piazza dove questa sorge con i palazzetti, edifici a due piani dal gusto neoclassico e il cui elemento principale è il granito.
Piazza che rappresenta anche il centro intorno a cui si sviluppa la crescita edilizia del paese, e che ne resta anche oggi il cuore pulsante nonostante l’ingrandimento dato dallo sviluppo turistico di San Teodoro.

Gli Stazzi

Esercitando la pastorizia, i nuclei familiari della Gallura avevano bisogno di spazio.
Proprio per questo le case, denominate stazzi, erano molto distanti le une dalle altre.
Costruite in pietra locale, erano costituite da strutture rettangolari di un solo piano e avevano l’interno suddiviso in uno o due stanze.
Quando poi la famiglia si ingrandiva, spesso vicino al nucleo originario venivano realizzate nuove costruzioni.
Si veniva così a creare un piccolo agglomerato, definito in sardo cussogghja (cussorgia), che veniva identificato con il nome della famiglia o dell’attività principale che questa svolgeva.
I pastori per i propri stazzi sceglievano generalmente un luogo nascosto come una radura, quando a prevalere era il bisogno di difesa, o in un punto sopraelevato così da dominare il territorio circostante.